La mia recensione per Segnali di Novembre
Titolo: Memorie di una ragazza per bene (Mémoire d’une jeune fille rangée)
Titolo: Memorie di una ragazza per bene (Mémoire d’une jeune fille rangée)
Autore: Simone de Beauvoir
Traduzione: Bruno Fonzi
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 1960
Numero di pagine: 368
Prezzo di copertina: euro 9,80
C’è voluto un po’ per decidermi a scrivere qualcosa su di lei e i suoi libri. Lei è Simone de Beauvoir (1908-1986) e i suoi libri sono tanti e bellissimi. Non mi decidevo a scrivere perché mi sembrava un’impresa troppo vasta, un’avventura in cui non vedevo la fine. Volevo raccontare troppe cose e non sapevo quale scegliere tra i suoi tanti libri. Ci ho pensato parecchio e alla fine credo che il consiglio che posso dare a chi ancora non la conosce è di iniziare a leggerla dalla prima parte della sua autobiografia. Meglio se avete vent’anni o poco più.
Simone de Beauvoir, scrittrice e filosofa impegnata politicamente e civilmente, è nota per lo scandalo suscitato dal suo libro “Il secondo sesso” e dunque per le sue idee sulla donna e sul femminismo. Per quanto questo mi sembri molto (ed è, in sé, molto) non è abbastanza e non è tutto, perché la Beauvoir è molto altro: è la compagna ideale di molte adolescenti desiderose di trovare qualcuno in cui credere e qualcuno da imitare nei propri tentativi di crescita e rivoluzione interiore.
Questo libro, Memorie di una ragazza per bene, è stato scritto ripercorrendo i primi vent’anni della propria vita e raccoglie i racconti di una ragazza francese dei primi del Novecento, ma potrebbero essere i racconti di molte ragazze di oggi. Ragazze magari vanitose ma che non parteciperebbero mai ad un concorso di bellezza. Ragazze traboccanti d’amore e illusioni che però non sopportano la vista di reality o corteggiamenti in tv neppure in un giro di zapping. Ragazze piene di sogni, idee e progetti, ragazze piene di vita, ragazze così, come di certo ce ne sono tante.
E’ meraviglioso il modo in cui la Beauvoir ripercorre i suoi anni di giovane ragazza studiosa e appassionata. Le domande che la giovane Simone si pone da piccola sono le stesse alle quali cercherà una risposta negli anni dell’Università, quando imparerà a formularle meglio e a renderle di ampia portata. Anche gli entusiasmi della piccola Simone sono quelli che percorreranno la sua vita intera, la sua vita carica di curiosità, passione, determinazione, felicità e certo anche qualche dolore.
Voglio pensare che tutte le copie di questo libro così speciale siano un po’ stropicciate, cariche di segni a matita, punti esclamativi e intere frasi sottolineate, è il modo più agevole per interagire con la Beauvoir e sentirla vicina, il modo più facile per trovare la giusta risposta alla domanda che martella in testa appena svegli o prima di dormire, quando si guarda fuori dal finestrino in treno, o mentre siamo impegnati a fare tutt’altro.
Vocabolario
Qualche concetto raccontato con le parole del libro “Memorie di una ragazza per bene”
Azione: “ A me occorre una vita divorante. Ho bisogno di agire, spendermi realizzare, mi occorre una meta da raggiungere, delle difficoltà da vincere, un’opera da compiere”.
Bruciare: “Vi è sempre stato in me non so quale mostruoso desiderio di rumore e soprattutto un desiderio di rotolarmi nel fango. Voglio la vita, tutta la vita. Mi sento curiosa, avida di bruciare più ardentemente di chiunque altro, e a qualsiasi fiamma”.
Disperazione: “Una volta stabilita questa disperazione, visto che continuavo a esistere, bisognava che me la sbrogliassi sulla terra nel miglior modo possibile, vale a dire, fare ciò che mi piaceva”.
Fortuna: “Consideravo una fortuna evidente che il cielo mi avesse assegnati proprio quei genitori, quella sorella, quella vita. Inoltre, ero dotata di quella che vien chiamata un’indole felice; ho sempre trovata la realtà più nutriente dei miraggi; le cose che per me esistevano con maggiore evidenza erano quelle che possedevo; il valore che attribuivo loro mi salvaguardava contro le delusioni, le nostalgie, i rammarichi; i miei attaccamenti avevano di gran lunga la meglio sui miei desideri”.
Indefinito: “Il fatto è che non avevo ancora posto la mano su nulla. Amore, azione, attività letteraria: mi limitavo ad agitare delle idee nella mia testa, discutevo astrattamente delle astratte possibilità, e ne concludevo la straziante insignificanza della realtà. Desideravo afferrare strettamente qualcosa, e ingannata dalla violenza di questo desiderio indefinito, lo confondevo con un desiderio di infinito”.
Indolenza: “La mia indolenza mi confermava nel sentimento della mia mediocrità. Decisamente abdicavo, forse per nessuno è comodo imparare a coesistere con gli altri, io non ne ero mai stata capace. Io, o regnavo o m’ inabissavo”.
Limiti: “Non scorgevo alcuna traccia della mia soggettività. Mi ero voluta senza limiti e ero informe come l’infinito. Mi trovavo delimitata dal rifiuto dei miei limiti”.
Necessità: “Io andavo fino al fondo dei miei sentimenti, delle mie idee, delle mie imprese; non prendevo niente alla leggera, e come nella mia prima infanzia volevo che tutto nella mia vita fosse giustificato da una sorta di necessità. Questa ostinazione, me ne rendevo conto, mi privava di certe qualità, ma non pensavo neanche lontanamente a rinunciarvi. La mia serietà era tutta me stessa, e tenevo enormemente a me stessa”.
Passato e Futuro: “ L’amicizia, l’amore, erano ai miei occhi qualcosa di definitivo, di eterno, non un’avventura precaria. Non volevo che l’avvenire mi imponesse delle rotture, bisognava che includesse tutto il mio passato”.
Relazione: “Bisognava che l’amore mi giustificasse senza limitarmi. La vita in comune doveva favorire e non ostacolare la mia impresa fondamentale:appropriarmi del mondo. Né inferiore né differente, né offensivamente superiore, l’uomo predestinato avrebbe dovuto garantirmi la mia esistenza senza toglierle la sua sovranità”.
Ridicola: “Esitai, trattenuta dalla paura del ridicolo che aveva paralizzato la mia infanzia, ma non volevo più comportarmi da bambina e aggiunsi: magari mi troverai ridicola, ma mi disprezzerei se non osassi esserlo mai”.
Sfumature: “Il mondo che mi veniva insegnato si disponeva intorno ad alcune coordinate fisse e categorie precise. Le nozioni neutre ne erano state escluse. La mia esperienza smentì questo essenzialismo. Il bianco ben raramente era perfettamente bianco, la nerezza del male sfumava. Non mi riusciva di vedere altro che chiaroscuri”.
Verità: “Le cose di cui si parlava intorno non mi interessavano. Non avevo idee sovversive, anzi, non avevo affatto idee, su nulla. Ma cercavo con precisione la verità: questo scrupolo mi rendeva inadatta alle conversazioni mondane”.
Vita: “La mia vita sarebbe stata una bella storia che si sarebbe avverata a mano a mano che me la fossi raccontata”.
Biografia
Le opere
L'invitata (1943) è il primo romanzo pubblicato da Simone de Beauvoir, quello che la rivelò come scrittrice. Vi è affrontato con coraggio un tema difficile: l'inserimento nell'ambito di una coppia di un terzo personaggio, che ne muta l'intero equilibrio, costringendo ognuno a svelarsi sotto lo sguardo dell'Altro.
Il sangue degli altri (1945): durante la seconda guerra mondiale, nella Francia occupata, coloro che si erano accostati alla Resistenza si erano trovati di fronte a una duplice assunzione di responsabilità: quella di lottare contro l'oppressione nazista e quella di spingere gli altri (spesso le persone più care) a rischiare la vita. Di fronte allo strazio di queste morti, Simone de Beauvoir riafferma che non c'era altra via possibile, e che ognuno è sempre responsabile in prima persona delle proprie scelte, della propria libertà.
Dopo il suo viaggio negli Stati Uniti, pubblica Il secondo sesso (1949), un saggio fondamentale che da un lato fa il punto sulle conoscenze biologiche, psicoanalitiche, storiche, antropologiche esistenti sulla donna, e dall'altro apre la strada a quella discussione radicale sulla condizione femminile che avrebbe caratterizzato i decenni successivi.
Nel 1954 esce I Mandarini, con cui vince il premio Goncourt, considerato il suo più bel romanzo.
L'autobiografia
Memorie di una ragazza perbene (1958),
A conti fatti (1972).
È un'opera particolarmente preziosa perché offre, oltre alla storia personale della scrittrice, la diretta testimonianza sull'atmosfera e sul grande dibattito culturale svoltosi in Francia dagli anni trenta fino alla fine degli anni sessanta.
Una morte dolcissima (1964) è la recita intensamente commossa dedicata alla morte della madre. I temi della malattia, della vecchiaia e della morte sono quelli che Simone de Beauvoir ha voluto affrontare negli ultimi anni della sua vita (La Terza Età, 1970).
La cerimonia degli addii
La cerimonia degli addii (1981) è l'ultimo suo grande lavoro letterario che conclude in qualche modo,descrivendo la morte di Jean-Paul Sartre, la sua autobiografia in più volumi.





