Apre il 3 luglio a Palazzo Reale un debito tributo a Giorgio Forattini, forse il più celebre vignettista satirico italiano: un percorso attraverso il mondo di Forattini, dall’inizio degli anni ’70 (è del 1974 il suo primo libro, Referendum Reverendum) ad oggi.
Ieri in TV sono incappata nello spot dello zanzaricida Sandokan (non so se qualcuno ha avuto il bene...).. Non ho trovato il video della pubblicità, ma in compenso sul blog polis ho trovato il cartellone che ho pubblicato qui sopra.
Sono rimasta allibita. In un mondo che gioca al ribasso, in cui non c'è limite al peggio, abbiamo dato un'altra badilata.
Uomini disperati, comunque uomini, equiparati (mi sembra evidente) a insetti fastidiosi, indesiderati. Da sterminare. Che l'edificante paragone poi serva anche a vendere (più) insetticidi, o che comunque qualcuno ne sia convinto, è di tristezza sconfortante. Il messaggio che passa è non solo svilente, come i culi e le tette esibiti per vendere dal telefonino al detersivo per la casa al conto in banca, ma addirittura disumano.
E se penso che fu censurato lo spot delle patatine fritte in cui Rocco Siffredi (a mio avviso con un'ironia davvero geniale) sgranocchiava chips attorniato da bellezze in piscina al sottotilo di "per uno che di patate se ne intende", mi convinco sempre di più che in questo paese (minuscolo non a caso) si è davvero perso il senso profondo delle cose, e sono rimasti solo i muri imbiancati.
tra le tante maglie del web ho “scovato” un prezioso articolo della nostra Monica!
Parla di un libro di John Gardner: On Moral Fiction.
E ad un certo punto c’è questo brano che vi riporto.
Ve lo riporto per intero perché mi ha riempito di entusiasmo!
Grazie Monica!
Ora sta a noi discuterne un po’, scrivere e riscrivere quello che ci va.
Intanto leggiamo.
“La vera arte è distinguibile per una sua caratteristica fondamentale: ci aiuta a capire la realtà. Dunque, come mai, si chiede Gardner, siamo tanto restii ad ammettere un fatto così ovvio come il potenziale educativo dell’arte? Una possibile risposta sta nel cinismo e nel nichilismo tuttora imperanti, nella convinzione moderna che siamo tutti colpevoli, cosicché non esisterebbe alcun efficace modello positivo di comportamento, nella vita quanto nell’arte. Persino l’arte di evasione ha ormai assunto questo tono cinico, sadico e disperato che un tempo sembrava appannaggio dell’arte seria e meno conformista. All’onestà, che si basa sulla riflessione, è subentrata la sincerità, fondata sull’emozione del momento, mentre l’arguzia ha preso il posto della profondità.
Secondo Gardner, il problema centrale dell’arte attuale sta nell’aver dimenticato la fondamentale scoperta dantesca che l’amore è fonte di conoscenza, e questa mancanza di amore – parola decisamente fastidiosa per la coscienza critica contemporanea – ha debilitato intellettualmente la nostra letteratura, producendo arte propagandistica, violentemente denigratoria nei confronti delle istituzioni e della classe dirigente, oppure apparentemente imparziale e descrittiva. La confusione, il dubbio e la disillusione sono ormai considerati emozioni imprescindibili per l’essere umano civilizzato, ma in realtà, prosegue Gardner, l’amore come mezzo di conoscenza ha permesso alla grande arte di tutti i tempi di comprendere l’alterità attraverso l’imitazione empatica di tutto ciò che percepiamo come esterno a noi stessi, permettendoci nel contempo d’illuminare meglio, grazie a questo percorso, la nostra stessa identità. Un simile atteggiamento, per quanto possa implicare uno sguardo ai limiti dell’inesprimibile, o una moralità che si scontra con il moralismo di alcune epoche, procede dall’assunzione di un preciso punto di vista sul mondo e la realtà.”
Articolo di Monica Benucci: “On Moral Fiction” di John Gardner (1978)
Prende il via lunedì 22 giugno al Teatro Dal Verme l’edizione 2009 de LA MILANESIANA – Letteratura Musica Cinema Scienza dedicata all’Invisibile.
14 appuntamenti in cartellone: 11 serate al Teatro Dal Verme, 5 incontri allo Spazio Oberdan (di cui 3 serate) e 13 + 1 Aperitivi con gli Autori alla Sala Buzzati e al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia a cura della Fondazione Corriere della Sera.
Oltre 130 ospiti internazionali in scena (4 Premi Nobel, 2 Premi Pulitzer, 3 Booker Prize, 2 Palme d’Oro, 4 vincitori del David di Donatello), 13 incontri con protagonisti della letteratura, 12 incontri con protagonisti del cinema, 10 appuntamenti musicali, 2 incontri con ospiti scientifici....
Sabato 13 Giugno mio padre è deceduto, abbiamo contattato un’agenzia funebre fidata e ci siamo fatti spiegare quanto necessario, bara, medico legale, certificati, loculo, tasse varie.
L’agenzia ci ha fatto un prezzo di favore di 3.500 €, un prezzo eccezionalmente basso viste le quote che ho sentito in giro.
Per legge il medico legale dovrebbe passare per la constatazione del decesso entro le 15 ore, è arrivato in casa nostra tutto preso, nervoso ed indaffarato 26 ore. Nel frattempo avevamo appoggiato il coperchio della bara, per via della temperatura l’odore stava diventando insopportabile, in più abbiamo preferito risparmiarne la visione ai bambini.
Il medico è entrato in casa come fosse in casa sua, ha lamentato bruscamente la mancanza di alcuni documenti, “non ho tempo da perdere” e bla-bla-bla, totalmente incurante della circostanza, ed ha osato addirittura lamentarsi del fatto che la bara fosse chiusa (anche se non lo era, il coperchio era stato solo appoggiato). A questo spettacolo hanno dovuto assistere attoniti la vedova ed i figli.
Alla fine il medico ha messo il suo timbro e se ne è andato.
Lunedì 15 Giugno ho accompagnato mia madre al cimitero di Tivoli, ha una tomba di famiglia, contava di seppellire li mio padre risparmiando il costo di un loculo a Monterotondo (comune di residenza dei miei). A Tivoli abbiamo dovuto pagare una tassa di accesso al cimitero di 220€, ed abbiamo avvertito che nel pomeriggio saremmo venuto li con il carro funebre, amici e parenti di mio padre.
Lunedì 15 Giugno, nel tardo pomeriggio, siamo arrivati li come preventivato e ci siamo trovati un’impiegata comunale in perenne masticazione di chewing gum a bocca sguaiatamente aperta, ed un altro custode super abbronzato con tanto di collane, anelli, occhiali da sole e camicia sbottonata sul petto, dovessi gestire il casting di un film sulla camorra questi due li assumerei in tronco.
I suddetti impiegati ci hanno comunicato che nella tomba non c’è spazio, l’ospite più recente è deceduto venti anni fa, i suo predecessori quaranta e cinquanta anni orsono, i resti pensavamo si potessero ridurre, così non è.
Ci è stato proposto un lavoro di restauro della tomba, un semplice innalzamento di un livello, calce, mattoni e cazzuola, un lavoro di due ore, così ci siamo fatti dare un preventivo di massima, così, a sciabolate ne è venuto fuori un progetto a norma antisismica (a due mesi dai trecento morti in Abruzzo per case non a norma), costo almeno 3500 euro (!), di lavoro si pensa a qualcosa come 13000/14000 euro, se si aggiunge a tutto ciò il costo del noleggio dei loculi dove parcheggiare le salme attualmente inumate nella bara di famiglia arriveremmo tranquillamente ad un costo che va sui 25000 euro complessivi. Mio padre in vita sua non ha mai comprato una macchina nuova per via del prezzo, la peggiore offesa che avremmo potuto fargli sarebbe stata una tomba da 25.000 euro.
Ovviamente non abbiamo accettato, abbiamo valutato l’opportunità di una cremazione : è gratuita, ma va fatta a Roma e per arrivare a Roma da Tivoli bisogna passare per parecchi comuni, ogni comune si prende una tassa di passaggio, costo complessivo del trasporto 2200 euro, così decidiamo di ritornare al paese di residenza, costo loculo 1700 euro circa, più spese di trasporto. Il comune di Tivoli fa parecchi problemi, richiede carte su carte, sembra non accettare la decisione, un dipendente comunale di Monterotondo molto paziente provvede a girargli tutti i documenti richiesti.
Oggi a dieci giorni dal decesso mio padre è in viaggio verso il cimitero di Monterotondo, costo complessivo di un funerale sui 7000 euro, ma poteva costare molto di più.
A bocce ferme valuteremo se ci sono estremi per fare una denuncia, il preventivo faraonico lo abbiamo registrato su un nastro.
Per un paese civile. Per un paese libero. Per un paese che garantisca ad ogni uomo i suoi diritti. Per non rendere noi stessi disumani. Per me è molto importante. Se siete d'accordo, firmate e fate girare.
Mercoledì 17 giugno , ore 21.15 'Io abiuro...' Recital su Pier Paolo Pasolini di e con Pamela Villoresi (voce recitante) e Maurizio Camardi (sassofoni, duduk, shell), con la partecipazione del Quartetto d'archi Paul Klee e di Rachele Colombo alle percussioni.
Dopo il grande successo dello scorso anno, torna anche nel 2009 “Autori a Cadoneghe”, la rassegna di letteratura, musica e teatro organizzata dal Comune di Cadoneghe e dall’Unione dei Comuni del Medio Brenta in collaborazione con Gershwin Spettacoli. Il 2 novembre 2010 ricorre il trentacinquesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, considerato a livello internazionale uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del ventesimo secolo. Una figura dotata di un'eccezionale versatilità culturale e un attento osservatore della trasformazione della società. Molti dei suoi scritti e delle sue visioni artistiche, spesso in equilibrio tra lirismo e impegno civile, si sono rivelati infatti col tempo profetici. Questo recital ripropone il pensiero critico e poetico dell'intellettuale friulano, attraverso la voce di Pamela Villoresi e le musiche di Maurizio Camardi.
Ex Officine Breda
In caso di maltempo, gli spettacoli si terranno presso il Palazzetto dello Sport Olof Palme di via Donizetti. Prevendite presso: Unione Comuni Medio Brenta, viale della Costituzione 3, Cadoneghe. Info: tel. 049.8881761, www.mediobrenta.it Biglietti: I fascia: Interi € 12 - ridotti € 9; II fascia: Interi € 9 - ridotti € 6. Abbonamenti: I fascia: Interi € 40 - ridotti € 30; II fascia: Interi € 30 - ridotti € 20
“Credo che esista una barriera, un limite all'infinità dell'Universo: la vita. Un limite che non è nella curva di Einstein, ma nella contrapposizione tra vita e materia inerte. E credo anche che la vita possa essere data come libertà. La vita è libertà. E la libertà è il primo principio vitale. E' lì, il limite: fra libertà e schiavitù, fra materia inerte e vita. Poi ho pensato che, una volta comparsa, la libertà ha cominciato a evolversi. Biforcandosi. L'uomo è più libero rispetto ai protozoi. L'evoluzione dei viventi è il movimento da un grado minimo a un grado massimo di libertà. E' questa l'essenza dell'evoluzione delle specie viventi: La specie suprema è quella che dispone della libertà maggiore. E' il primo ramo dell'evoluzione”.
Vasilij Grossman, Vita e destino, Adelphi ed., p. 658.
Sono stati solo pochi giorni. Al ritorno, un senso di spaesamento. Le domande. "Com'era, Parigi?" Non riuscire a rispondere. Non riuscire a trasmettere. "Parigi era bellissima. Bellissimo tempo. Bellissima vacanza".
Ma com'era, Parigi?
Parigi era imperiale. Inondata di sole e di vento. Verde, di un verde abbagliante e fiorita di rose. Ovunque. Parigi era un incanto. Una nuova meraviglia. Era densa. Popolata di genti. Un insieme di razze, di colori, di stili, accostati in modo imprevedibile, inimmaginabile. Parigi era altissima. In tutto. Nell'arte, nella musica, nella danza. Inarrivabile e a portata di mano allo stesso tempo. Parigi era nostra. Parigi era cara. Parigi era grande, da percorrere a piedi. E raggiungibile ovunque. Parigi era Montmartre. Con le sue cupole bianche e i suoi bistrot. Montmartre accogliente, Montmartre per pochi, Montmartre per noi. Parigi era un grande appartamento tappezzato di fiori. Parigi era Belleville, e Menilmontant. Con mille e mille mondi. Di segni, di poesia, di integrazione. Mille universi nell'universo, cerchi comunicanti, concentrici, intersecantisi. Parigi era apertura. Parigi era il Luovre e l'Opera, il Grand Palais e l'arco di Trionfo, Place de Vosges e il Marais. Parigi era la Senna, brillante di sole. Le nuvole al tramonto dietro la Tour Eiffel. Parigi erano i buolevards infiniti e gli angolini discreti. I ristoranti cinesi e i caffé all'aperto. Le grandi esposizioni e i piccoli artisti. Parigi era l'odore inconfondibile della metro di notte, le corse per non perdere l'ultimo treno. Parigi era il cinema d'essai, v.o. sottotitolato. Parigi era Wahrol, Chagall, Edith Piaf, Roland Petit. Parigi era Proust e Joyce. Parigi era la sua moschea, il suo cous cous, Parigi erano i mercati della domenica mattina. Era Les Halles e Hermès, i negozietti di Abbesses e i macarons di Laduree. Parigi era il pranzo da Bébert, i suoi due denti, le serrande abbassate, la curiosità suscitata in quelle donne potenti, forse maghe, forse puttane, allegre tra decine di pietanze e musica algerina. Parigi era la Franzis con la giacca di paillettes e le scarpe alte. Le colazioni sotto gli alberi del nostro localino di fiducia, e l'ultimo kir prima di rientrare. Parigi era discorsi più alti, risate più libere. E Parigi era Murielle, Jaqueline e Bernadette, e la piccola Lucie. Un apéro-dinatoire di verdurine mignon e alette di pollo. Parigi era Robinson, Chatenay Malabry, la Résidence e la Fac. Sbagliare autobus, e riconoscere l'angolo tra il Tabac e 8 à 8. Parigi era il passato. Parigi era casa. Parigi era così viva. Parigi era la nostalgia feroce di una vita diversa. Parigi era uno sguardo nuovo sul mio presente.