mercoledì, 30 gennaio 2008

Prima precisazione:

Il titolo è poesia&politica, ma la storia di cui voglio parlare non è Mastella e Neruda, anche se guarda caso  citerò prorpio Neruda, quello vero, però, personalmente sottolineato più volte a matita nel libro "Confesso che ho vissuto".

Seconda precisazione:

Il post mi è stato ispirato da quello di EvaP sulla domenica passata a Treviso con gli scrittori contro il razzismo. Ho aperto un nuovo post e non scritto un commento perchè penso di dover scrivere un po', vediamo.

Allora:

C'ero anch'io a Treviso domenica scorsa. Biribolina ed EvaP e pure Silvia5 (sì, siamo un gruppo impegnato, già). C'ero anch'io ed ho visto e sentito (ma pure non sentito, molto spesso) le stesse cose che sono già state raccontate da EvaP. Eppure ho pensato e provato qualcosa di diverso. E poi ho tirato fuori, insieme ad un'altra amica, le domande che ora sono state poste a voi nel post di EvaP.

Io ho cercato la risposta ed ho (ri)trovato questo:

"L'onore della poesia è stato uscire in strada, prendere parte a questa o quella lotta. Non si spaventò il poeta quando lo chiamarono insorto. La poesia è un'insurrezione. Non si offese il poeta quando lo chiamarono sovversivo. La vita supera le strutture, e ci sono nuovi codici per l'anima."

(P. Neruda, Confesso che ho vissuto) 

Ecco, già anni fa mi ero appuntata questa frase, e anche oggi la trovo vera, bella, attuale. E penso che allora tutti gli scrittori che erano in piazza a Treviso domenica scorsa meritano ascolto e applausi, meritano tutta la gente che infatti si è accalcata per sentirli.

Però a questa giornata è mancato qualcosa. E secondo me è mancata la politica o il senso sociale. I letterati hanno scelto di parlare di politica da letterati, senza sporcarsi le mani. Voglio dire, a me sembrava chiaro che se stai lì a leggere pro o contro qualcosa e ti schieri con o contro qualcos'altro vuol dire che fai politica, vuol dire che vuoi occuparti del tuo mondo e di quello degli altri uscendo fuori tra e con gli altri e non dalla tua stanzetta chiusa. Allora lo fai fino in fondo, si parla, ci si confronta, si fa un dibattito, si fanno domande, si creano risposte forse, certo dubbi. Tutti insieme. Loro, gli scrittori, stavano dando un messaggio a e per "gli altri", ma "gli altri" non c'erano, non erano lì. Non hanno sentito un bel niente. Ora, io non so chi doveva portarceli, o se ci si dovevano portare da soli, o se si doveva fare una cosa più estesa e diversa e come. Ma penso che comunque sia stata una cosa fatta a metà.

Se mi si dice che quella non era politica, io dico allora che era un puro esercizio di forma, un discorso bellino da sentire dal salotto buono (ce n'è uno? ma, pseudobuono, diciamo) della sinistra che si  compiace della sua cultura e della sua sensibilità per i più deboli. 

Se mi viene detto che era una normale giornata di lettura tra lettori, senza pretese, invece me ne sto zitta e anzi dico "bella giornata, buona idea, bravi".  

Io però avevo capito che volesse essere un appello, un segnale, un gancio, un aiuto per chi lo cerca e ne ha bisogno. Se questa fosse la verità  penso che l'intento non sia riuscito, mi pare sia mancato qualcosa.

 E' mancato il dialogo. E' mancata la politica. 

Vorrei estendere questa riflessione al rapporto tra Poesia e Politica al di là della giornata di domenica, vorrei provare a capire la relazione. Se c'è,  non c'è, quale dovrebbe/potrebbe essere. 

postato da: biribolina alle ore 22:41 | Permalink | commenti (8)
Commenti
#1   31 Gennaio 2008 - 09:45
 
Premetto che io a Treviso non ci sono andata, purtroppo, sabato scorso.
Ma mi è piaciuto quello che hanno fatto questi scrittori.
E mi è piaciuto perchè, secondo me, non ha a che fare con la politica e non deve averne a che fare.
Ha a che vedere con il sociale e con il senso di solidarietà che tutti dovremmo avere (in quanto cittadini ed esseri umani).
La politica spetta (meglio dire *spetterebbe*, considerata la nostra situazione) ai politici. Gli "intellettuali" dovrebbero avere un altro ruolo, invece.
Ed è esattamente questo, il loro ruolo, secondo me : prendere una posizione ma, ripeto, una posizione che non ha a che fare con la politica.
I veri intellettuali dovrebbero, in un certo senso, fare politica senza farla.
Essere capaci, insomma, di fare anche riflettere la gente su questioni importanti...
Trovo che Pasolini, ad esempio, sia stato l'archetipo degli intellettuali. Capisci cosa intendo?
Bella la tua citazione di Neruda : abbiamo bisogno di sovversivi, qui!
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#2   31 Gennaio 2008 - 10:17
 
Comunque il problema della mancanza degli "altri" è abbastanza strutturale... tu proponi una cosa così ed è logico che ci vada solo chi è già sensibile all'argomento. Uno a cui non interessa, o che la pensa in un altro modo, non si presenta in piazza di sabato pomeriggio. Questo in generale, l'ho riscontrato sempre, in ogni manifestazione che cercasse di "sensibilizzare" (salvo forse solo il corteo delle prostitute a Padova, ma ovviamente lì più che di sensibilità e solidarietà verso i problemi della categoria era la curiosità a spingere la gente).
Come ti dicevo, a mio avviso, la manifestazione di sabato era indirizzata a coloro che pensano razzista e che così credono di far bene, a se stessi e ai loro figli; a coloro che dissentono dal pensiero razzista ma tacciono; agli indifferenti. Per dare un'alternativa di pensiero, un diverso (e alto) punto di riferimento, per far riemergere quei valori che sono stati il fondamento della nostra società, e che adesso paiono dimenticati. In questo, secondo me, la manifestazione è riuscita. Anche per la notorietà che è riuscita ad avere. Marco Paolini in un'intervista successiva ha detto "non finirà qui"... speriamo. Le domande rimangono. Oltre a quelle rilancaite da te (sulle quali mi sentirei però d'accordo con ilparadisoallimprovviso ... approposito, scusa se non sono riuscita ad avvisarti per sabato... abbiamo deciso all'ultimo momento e mi trovavo senza internet... la prossima volta bisognerà coordinarsi meglio!), mi chiedo: ma com'è che 'sti intellettuali del nord est sono tutti maschi? Mah. Mi rendo conto che non è all'altezza del dibattito, ma mi pare strano comunque... anche la lettera che hanno formato tuti è firmata solo da uomini... mah.
Da ultimo, conforto il gruppo di lettura sul fatto che ho finito di leggere il cane Niki 8sul quale relazionerò a breve) e quindi sono pronta per gli "Scritti corsari"! Grazie del post, Biri!
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#3   31 Gennaio 2008 - 10:58
 
EvaPorata, posso risponderti qui?
Non preoccuparti per non avermi avvisata in tempo. Anzi, in realtà avevo già letto che ci sareste andati ma, non conoscendovi, e avendo l'impressione di un gruppo già ben formato, mi sarei sentita in più, probabilmente.
Grazie, comunque :)
Per il resto, è vero che gli scrittori che hanno partecipato sono tutti uomini : il problema è che viviamo in un mondo maschilista!!
A parte gli scherzi : le donne sono poco interessate ai problemi sociali,al mondo reale?
Io ho questa vaga impressione ma spero tanto di sbagliarmi.
Ma se guardo in generale al panorama degli intellettuali contemporanei, trovo idee interessanti solo nel genere maschile.
Mi pare che le donne si preoccupino soprattutto della loro vita (ma non solo,certo), della famiglia o del lavoro e davvero di poco altro.
Spero di essere io a non aver capito niente....
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#4   31 Gennaio 2008 - 15:00
 
Ma, no, sarebbe stato bello se fossi venuta! E poi noi eravamo "solo" 3... + 2 (extra gruppo)! Conto sulle prossime occasioni.
Per il resto. Le donne che si disinteressano... Io non conosco bene il panorama degli intellettuali contemporanei, quindi non saprei. Certo è che mi sono sempre interrogata (e con una certa preoccupazione) sulla possibilità di conciliare vita intellettuale e famiglia. Quando una donna (mi pare che il problema sia -purtroppo ancora- femminile) ha figli, marito, magari anche un lavoro, ma quando e come può trovare il tempo pr un'attività intellettuale? O anche, senza spingersi tanto in là, per un hobby? E' la mancanza di parità sostanziale tra uomo e donna che fa sì che gli uomini abbiano sempre più tempo, anche mentale? O semplicemente, non ci sarà ancora un certo snobismo del mondo intellettuale nei confronti delle donne? Mah...
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#5   31 Gennaio 2008 - 18:54
 
Concordo con Ilparadiso… ed Evap, gli scrittori, gli artisti, tra cui anche i poeti, devono rompere gli schemi ed in questo essere anche sovversivi, ma non nel senso di fare politica, lo devono fare offrendo, come dice Evap, “un diverso e più alto punto di riferimento”.
L’arte deve stare al di sopra della politica, è arte quando e nel momento in cui riesce a trovare lo spiraglio per entrare nel cuore e nella testa di tutti, l’arte ha il compito di elevare gli animi e le menti, di far sognare un mondo migliore, mentre il modo in cui si sceglie di realizzare i questi sogni o utopie, nell’ambito sociale, è politica.
L’arte è indirizzata all’uomo, alla sua essenza, si richiama (cito ancora Evap) ai valori fondamentali su cui si deve basare la civiltà umana, mentre la politica è a un livello inferiore, si rivolge al cittadino, al singolo componente di una nazione, di un sistema politico appunto.
Quando vivremo solo di arte, secondo me, la politica non servirà più (credo non avverrà mai..).
Gli scrittori a Treviso dovevano trasmetterci la forza di sperare, di farci desiderare un mondo migliore, caricare gli animi e le menti e secondo me lo hanno fatto, citando parole scritte oggi come qualche secolo fa, per ricordarci che non siamo soli in questa speranza e che la storia dell’umanità da sempre ha intrapreso questo cammino difficilissimo di amore verso il proprio prossimo.

Sull'assenza di presenza femminile tra gli intellettuali...nemmeno io ho presente l'intero panorama del mondo intellettuale, quindi non saprei quantificare.
Certamente una certa mentalità maschilista è ancora molto diffusa in tutti i campi, ma non è da attribuire solo agli uomini il merito di questo, a volte trovo che le peggiori maschiliste e nemiche delle donne siano proprio le donne, a partire da certe mamme...!
Silvia5
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#6   12 Febbraio 2008 - 09:20
 
Oggi, su Vibrisse, è stato postato questo post... Biribolina, vai a vedere! baci!
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#7   20 Febbraio 2008 - 13:19
 
Ero in giro, senza accesso alla rete, ho visto solo oggi questo post. Grazie dei rilievi e della discussione.
Sull'incontro trevigiano del 25 gennaio scritto alcune mie considerazioni per il settimanale "Carta". L'articolo è leggibile anche su www.ilprimoamore.com
Tiziano Scarpa
utente anonimo

#8   21 Febbraio 2008 - 15:29
 
Ciao! Grazie dell'intervento sul nostro blog!
Ascoltarvi a Treviso mi ha dato la sensazione che non siamo impotenti di fronte alle ingiustizie, alle brutture e alle ipocrisie. Che la dignità esiste ancora, ed esiste ancora la fierezza. Che qualcosa si può, e si deve fare. Che le parole, come dice Hikmet, "sono uomini". E che gli uomini sono anche le parole che dicono.
Leggo oggi sul Mattino di Padova che è stata aperta una sottoscrizione per affermare che Treviso non è una città razzista: si può andare sul sito è http://trevisocittaperta.net/firmami/.
Ecco, da cosa nasce cosa... e chissà che ne nascano molte altre.
Grazie, da parte mia, per aver preso pubblicamente una posizione aperta; per aver ricordato alle persone quello che, secondo me, le persone già sanno, ma che spesso relegano, per rassegnazione o assuefazione, tra le utopie prive di concretezza; per aver ridato peso al pensiero e alla parola. E grazie agli andini... che hanno permesso a tutti di sentire un pò meglio!
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categoria:cosa succede